
Giovedì 16 aprile 2026 meta le miniere della val Toppa. Ritrovo Trobaso alle 8,00 Antonella Antonio Claudio Fausta Marco Nadia con Buba e Sabrina. A Mergozzo ci ricongiungiamo con Piero, amico di Marco e Sandro. Partiamo per Pieve Vergonte dove troviamo Lidia Nadia N. Paolo e Roberto, siamo in 13 con Buba 14. Parcheggiate le auto quasi di fronte all'ufficio postale, alle 8,45 iniziamo la nostra camminata. Dopo qualche piccola incertezza e passaggio nel prato, una volta ci avrebbero rincorsi con le mazze da baseball, forse non c'erano, imbocchiamo il sentiero per il pizzo Camino. Sentiero abbastanza pulito, un po' foglioso, alle 10,20 prendiamo la deviazione per Alpe fontane.
Alle 10,40 arriviamo all'alpe Fontane e qui facciamo la seconda colazione di fronte ad un magnifico panorama sulla vallata dell'Ossola, su Pieve Vergonte e Piedimulera. Alle nostre spalle la ca' bianca, costruzione che fungeva da alloggiamento per i minatori, oggi posto di ristoro, non per noi. Nel 2004 il comune di Pieve Vergonte aveva iniziato i lavori per realizzare un itinerario di visite guidate alla miniera, con ristrutturazione della ca' bianca e di alcuni attrezzi per l'estrazione dell'oro. Ripartiamo con una veloce tappa all'entrata della miniera, ovviamente chiusa. Alcune concessioni minerarie erano già state date all'inizio dell' 800, probabilmente anche prima, a famiglie locali, ma il maggior impulso a tutta la zona mineraria del Monte Rosa venne data dalla compagnia inglese "Pestarena Gold Mining" nel 1864 fino al 1894, successivamente intervennero imprenditori privati fino al secondo conflitto mondiale. Sono 17km di gallerie.
Riprendiamo il percorso che ci porta all'alpe Villa, dove ci fermeremo per il pranzo. Il sentiero è molto agevole, praticamente in piano, in un bosco di faggi, disseminato da vecchie costruzioni diroccate, probabilmente mulini per la macina dei sassi. Incappiamo in un primo intoppo, lo sradicamento di un grosso faggio ostruisce il passaggio, non vi è modo di passare nemmeno strisciando. Dobbiamo inventarci un percorso alternativo lungo una breve ma molto ripida dorsale per la discesa e la risalita sul versante opposto. Ripreso il sentiero originario pensiamo di essere ormai al sicuro da spiacevoli sorprese, ma no il passaggio sul torrente Marmazza presenta le sue incognite, ma l'intervento dei nostri alpinisti Antonio e Sandro salva la situazione, l'importanza di avere sempre nello zaino oltre al coltellino svizzero una corda. Dicevo appunto che Antonio e Sandro tendono la corda da un lato all'altro del torrente a guisa di sbarra per la danza e noi, come tanti ballerini del Bolshoi raggiungiamo la riva indenni. Ore 13 alpe Villa, pranzo di un bel prato sotto il sole o all'ombra, a scelta, l'alpeggio è ben tenuto un po' immelensito da strane costruzioni lignee, ma tant'è. Ore 14,00 ripartenza decisamente in discesa e poi in piano, un po' sentiero e un po' strada asfaltata fino alla frazione "Gulo" e, da bravi ragazzacci, cogliamo il lato comico di quel nome. Ore 15,00 Formaco e 20 minuti dopo Pieve Vergonte, alle nostre auto. La birretta di chiusura ce la facciamo nel bar di fronte al parcheggio, il proprietario non ci prende granché in simpatia, neanche una nocciolina da sgranocchiare dopo 10 km percorsi e 670 metri di dislivello.